Tema sull’immigrazione (esempio per le scuole)

esempio di tema sull'immigrazione
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Benvenuti su 9minuti.it, vi propongo uno spunto per un tema riguardante l’immigrazione.

Ultimamente sto scrivendo parecchi temi (vedi l’ultimo tema sul viaggio e la lettura)

Ho visto online che tutti i vari siti dediti alle scuole superiori propongono temi e suggerimenti che considero banali e controproducenti.

Si sostiene infatti, in questi siti, un metodo di organizzazione del pensiero eccessivamente schematizzato.

Seppure in certi casi può fare comodo avere uno schema per i temi, c’è da tenere in considerazione che si rischia di rendere il nostro scritto freddo e poco interessante.

Sostengo, e siete liberi di non essere d’accordo, che sia più importante lasciar galoppare la fantasia e scrivere qualcosa di originale per sorprendere il lettore (e noi stessi) che rispettare in maniera ferrea delle regole.

Spero di essere riuscito, con questo testo sull’immigrazione, a ispirarvi o che possa avervi alleviato la giornata.

 

 

 

Tema sull’immigrazione

Una volta raccolsi un biglietto da visita per strada. Vi era scritto che il proprietario risolveva tanti mali: malattie, mali d’amore, malocchi e anche l’immigrazione. Come se, l’immigrazione, fosse un male.

A distanza di anni mi chiedo perché non guarisse anche l’emigrazione, così, giusto per completezza. Non sono mai emigrato, ci ho pensato, probabilmente ci hanno pensato anche i miei genitori prima di me, e, a dirla tutta, mio nonno è emigrato veramente. Non credo però che si sarebbe rivolto all’uomo del biglietto da visita.

Quando si parla di immigrazione ognuno ha le sue idee e gli animi si scaldano: c’è chi è a favore e chi è contro. Quando invece si parla di emigrare da qualche parte il discorso cade sempre sul cibo, e su quanto sarebbe difficile senza questa nostra e tanto buona dieta mediterranea.

A me la testa talvolta dice due cose quando provo a pensare: una è che penso troppo come un apolide, un senzapatria, e l’altra è che invece sono troppo attaccato ai confini: alcune volte, poche a dir la verità, quando cammino sto attento a non calpestare la fuga di separazione delle piastrelle.

Sono ben conscio però che cent’anni fa, duecent’anni fa o più, quelle piastrelle non c’erano e a nessuno, né lì né altrove, sarebbe venuto in mente di praticare un vizio del genere.

Sono anche conscio di come un giochetto possa degenerare in una patologia ossessiva – compulsiva e cerco di evitarlo. Così, con la medesima tecnica e con la medesima paura, tento di rimuovere le piastrelle su cui sono disegnati i confini delle nazioni e mi chiedo cosa vi rimanga sotto.

Certamente non altri confini! Forse ossa di morti bellicosi, i quali, magari con la stessa arroganza dell’uomo del biglietto da visita, pensavano di poter curare l’immigrazione (e l’emigrazione).

A loro questa visione ha causato la morte ed io, che non voglio morire né dell’una e né dell’altra, sono costretto a cercare, col pensiero s’intende, un sentiero poco battuto e a lasciare la via maestra su cui tutti, contrari e favorevoli, si addossano come i topi del Pifferaio Magico prima di cadere nelle acque del mare.

(il tema sull’immigrazione segue dopo l’immagine)

E lì non ci sono confini. I pesci vagano nomadi e gli uccelli li seguono nell’aria, sui venti: vanno dove c’è caldo, c’è cibo, c’è vita.

E così gli umani per lo stesso istinto emigrano per altre patrie. Essi rinunciano alla propria lingua, alle proprie usanze, spesso ai propri famigliari: padri, madri, fratelli e figli.

L’immigrato è da rispettare e da accogliere a braccia aperte. Quella parte di me che sta attenta alle fughe delle piastrelle però mi dice altro. Mi chiede, per esempio, quale ragione li spinga ad abbandonare le proprie terre e la propria cultura. Le guerre e le carestie? la speranza di una vita migliore? Certamente deve essere qualcosa di estremamente grave, così grave da dover essere fermato. E mi chiedo, innanzitutto, quali siano le cause di questi fenomeni.

Il Capitalismo? Il consumismo? l’interventismo militare? Pensandoci mi sento un po’ responsabile, perché è in parte colpa mia se loro partono. Il lasciar fare è azione come il fare e io nascondo il capo di fronte alle ingiustizie come uno struzzo quando ha paura.

Non faccio nulla per impedire che ci siano guerre; o che i paesi occidentali, corresponsabili, intervengano in casa altrui coprendo le loro malefatte con motivazioni mendaci.

Sono colpevole di finanziare le guerre che causano carestie, sono colpevole di dar loro quei soldi di mia spontanea volontà, affinché gli ingranaggi del sistema continuino a girare. Io pago coloro che guadagnano con queste opere. I miei soldi vanno ai supermercati, ai benzinai, ai cinema, alle catene di negozi e alle multinazionali. Ognuno di questi ottiene dei vantaggi economici dallo sfruttamento coloniale contemporaneo e dalla disparità fra le nazioni.

Ma dove sono finiti i pesci? Rivoglio il mare senza confini, il cielo ampio e una terra senza piastrelle!

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Alessandro

Alessandro

Alessandro è un milanese che vorrebbe scappare da Milano, è appassionato di informatica ma vorrebbe vivere senza telefono, è un artigiano eppure vorrebbe robotizzare tutto, impara una cosa e già vorrebbe studiare dell’altro. Autodidatta da sempre, gli piace sbattere la testa finché tutto non funziona come vuole lui, spesso ci riesce anche! Il motto che si ripete dentro la testa è: “Se ci sono riusciti gli altri ci posso riuscire anche io”.

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