La mia guida per aprire un sito web (o blog) da zero – 2020

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In questo articolo ti spiegherò cosa so sui siti web, ti racconto la mia esperienza e come si fa per aprire un blog.

Quello che spero di trasmetterti, una volta che avrai finito di leggere questa guida, è la mia esperienza in questi anni di creazione e gestione di più siti web.

Magari hai già un aperto un sito web e vorresti capirne di più o magari no. Sicuramente ne hai visitati molti: blog, ecommerce, etc e chi più ne ha più ne metta.

Se la guida ti sembra lunga, sappi che è molto scorrevole e imparerai tante cose. In quattro e quattrotto ti spiegherò come funziona il tutto.

Se non ti ho convinto, sappi che sono una persona pigra.

Scelgo sempre una persona pigra per fare un lavoro difficile. Perché una persona pigra troverà il modo più semplice per portarlo a termine. Cit. Bill Gates

Dopo questa presentazione lusinghiera di chi vuole proporti una guida per aprire un sito web, se non sei ancora uscito, procediamo con il tutorial.

Eh sì, la guida non è corta, ci sono tanti argomenti da affrontare per dare un’idea a 360 gradi, quindi se non hai intenzione di leggerla tutta oggi ti consiglio di premere CTRL+D, in modo da aggiungere questa pagina ai tuoi preferiti.

Il miglior modo per iniziare è… iniziare!

Una cosa che ho imparato è che a volte pensare troppo, senza agire, è controproducente.

Quando parliamo di un sito non ci sono in ballo grossi investimenti. Mi è capitato di dedicare molto tempo ad articoli che hanno generato poche visite, altri invece sono inaspettatamente diventati virali e vengono letti da decine di migliaia di utenti al mese.

Credo molto nel learn by doing, ovvero mettere subito le mani in pasta, senza dilungarsi troppo in spiegazioni teoriche.

La teoria è infatti utilissima ma se coadiuvata dall’esperienza, solo così si può veramente capire ed imparare qualcosa.

Ti riassumo in tre punti come penso sia meglio leggere questa guida:

  1. Leggila velocemente, senza soffermarti troppo sui concetti o sui termini che affronteremo.
  2. Apri il tuo sito web
  3. Una volta che lo hai il tuo bel sito, rileggi questa guida e cerca di unire la teoria alla pratica. 🙂

Se invece ti piace bruciare le tappe ecco cinque punti in modo che il tuo sito sia pronto in meno di 9 minuti:

  1. Scegli un nome
  2. Compra dominio più pacchetto hosting su Keliweb.it a 29€ l’anno
  3. Torna su questa pagina e leggi il resto della guida. 😉
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Il piano da 29€ ha l’SSD e delle caratteristiche tecniche adatte anche per siti con più di 1000 visitatori al giorno.

Quanto costa aprire un sito?

Bella domanda. La risposta secca, che darei anche ad un amico è:

Creare un sito costa circa 30€ l’anno.

Con poche decine di euro potrai anche tu essere online e mostrare ciò che fai, i tuoi lavori, i tuoi hobby o iniziare un nuovo business.

Con 30€ potrai mettere su un sito fichissimo. Chiaramente, l’avrai già immaginato, per pagare così poco è necessario che sia tu ad occuparti del sito, a curarne l’estetica, a scegliere se farlo in un modo o nell’altro.

Non c’è bisogno di essere dei programmatori. Se sai usare Internet e hai un po’ di buona volonta tutto è possibile (anche diventare programmatori).

Se invece non vuoi occuparti di tutto questo, allora ti consiglio di rivolgerti a qualcun altro o di contattarmi per una consulenza.

Come apro il sito?

La procedura è semplicissima: si va sul sito web di un hosting provider, si registra un dominio abbinato ad un piano di shared hosting il qualche ci offrirà la possibilità di hostare un CMS. Dal CMS possiamo scrivere articoli e tutto il mondo ci leggerà! Semplice no?

In realtà è semplice per davvero, basta saperlo fare! Vediamo tutte le parole che ho nominato una alla volta.

Non è necessario conoscere nel dettaglio come funzionano, ma è giusto avere almeno una vaga idea.

Alcune volte uso dei nomi tecnici, mi spiace ma è deformazione professionale.

Scegliere il nome

Tanta gente si chiede se sia meglio un nome od un altro. Se l’estensione .it o .com.

Nella realtà non cambia molto, o meglio cambia in base a quello che dovete fare voi.

Se è un sito in italiano tanto vale usare il .it, se invece è anche in inglese e volete sembrare professional andate per il .com.

Io ho inizialmente creato 9minuti.it dove scrivo in italiano e, due anni dopo, ho registrato 9minuti.com, dove scrivo in inglese e i cui visitatori sono international.

Ovviamente esistono centinaia e centinaia di domini di primo livello alternativi e anche piuttosto creativi.

Tipo: .co .tech .pizza .new etcetc. Potete consultare su Wikipedia la lista completa dei domini di primo livello disponibili.

Sono molto interessanti i nomi che fondono i domini di primo e secondo livello.

Esempio: mal.com just.it best.pizza

Questo non tanto perché Google li valuterà di più ma solo perché sono facili da memorizzare.

Cos’è il ‘dominio‘ di un sito web?

Il dominio è il nome del sito. Ad esempio il dominio del sito dove sei ora è www.9minuti.it.

Alcuni domini sono composti da più nomi e punti: ad esempio discourse.9minuti.com

I domini sono suddivisibili in livelli e si contano partendo da destra.

Dominio di 1° livello: com
Dominio di 2° livello: 9minuti
Dominio di 3° livello: discourse

Il dominio di primo livello è relativo alla nazionalità del dominio o a ciò che si vuole trasmettere. Tipo .it è per i domini italiani mentre .com sta per commercial. Il dominio di primo livello non è vincolante, nel senso che io posso aprire un dominio .it e scriverci in francese o un dominio .com e metterci i miei racconti gratuiti.

Il dominio di secondo livello è il nome vero e proprio del vostro sito.

Il dominio di terzo livello è un dominio aggiuntivo che serve solitamente per espandere le funzionalità del sito. Si usa quando si vuole creare un nuovo sito ma collegato al precedente. I domini di terzo livello sono gratuiti e uno ne può creare quanti ne vuole.

La domanda che adesso dovreste porvi è: ma quando c’è scritto www.9minuti.it, si tratta di un dominio di secondo o terzo livello?

www.9minuti.it è a tutti gli effetti un dominio di terzo livello. Il dominio www è un dominio molto comune e spesso si sceglie di utilizzarlo.

Il mio sito gira sul dominio www.9minuti.it mentre per un altro sito che ho, 9minuti.com ho deciso di usare il sottodominio www.

Giusto per farvi capire, il browser di Google, Chrome, non fa differenza tra i due domini e segna direttamente 9minuti.it.

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Barra di ricerca su Chrome

Firefox invece segna anche il www davanti. C’è qualche differenza particolare tra i due? Assolutamente no ma credo sia interessante conoscere la differenza tra i due.

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Barra di ricerca su Firefox

Una volta deciso il dominio è importante non cambiarlo. Se ad esempio volessi spostare, ad un anno dall’apertura, il mio sito da 9minuti.com a www.9minuti.com, perderei tutta l’authority guadagnata durante quell’anno. Se sono costretto a fare il cambio, posso rimediare a questo inconveniente con dei redirect, ovvero reindirizzando il traffico dal vecchio sito al nuovo.

Un dominio costa circa 10€ l’anno e, come dicevo, il sottodominio (cioè il dominio di terzo livello) è gratuito.

Quindi significa che io posso comprare 9minuti.it e metterci su il mio sito, poi creare fratello.9minuti.it e metterci su il sito di mio fratello, sorella.9minuti.it per mia sorella, cugino.9minuti.it per mio cugino e così via, il tutto pagando solamente 10€ l’anno.

Per fare il legno ci vuole l’albero, per fare il sito ci vuole il server.

Cos’è un server?

Quando aprite un sito web dovete necessariamente hostare il sito su un server.

Hostare è l’italianizzazione di hosting. Un sito viene hostato sul server. Il server hosta il sito web.

Non ti preoccupare se ci sono tanti termini tecnici, non dovrai fare nessun esame alla fine di questa guida. 🙂

Il server è un computer sempre acceso. E’ su questo computer che il vostro sito sarà installato, esattamente come se fosse un programma qualsiasi.

Volendo potreste addirittura mettere un sito sul vostro computer (o su un Raspberry) e utilizzare la vostra connessione di casa. Il problema è che richiede delle abilità tecniche che non tutti possiedono e che implica il non dover mai spegnere il proprio computer.

Io quando ho iniziato ho deciso di scegliere un servizio hosting che si occupasse di tutto, lasciandomi più tempo per la creazione dei contenuti.

Ora, a distanza di alcuni anni, ho deciso di hostare tutto da me e mi prendo carico di tutta l’infrastruttura che permette ai miei siti di funzionare bene ed essere veloci.

Quando affittate un server da dei professionisti siete sicuri che non ci siano disservizi, o che questi siano ridotti al minimo.

Le aziende che forniscono questo servizio sono indicate con il nome di web hosting.

L’hosting, come lo scelgo? Cose da controllare

Un server è semplicemente un computer sempre acceso, dotato di una buona connessione ad Internet. Quando pensate ad un sito web dovete immaginarlo come un programma classico che gira sul vostro computer tipo Firefox, Chrome, la calcoltrice, Skype, etc.

Esiste anche il programma ‘sito web’ il quale ha appunto bisogno di un computer sempre acceso e dell’ottima connessione. Qui entra in gioco il server che abbiamo nominato poco prima.

Esempi di web hosting sono Aruba.it, Keliweb.it, etc.

Sono delle aziende che, per circa 20 o 30€ all’anno, ti hostano il sito web, si occupano loro di fare i backup (non sempre) etc.

Ci sono alcuni hosting che consiglio e che, se li prendete attraverso i link, portano una piccolissima commissione al blog e mi permettono di continuare a scrivere queste guide.

Non dovete per forza cliccare sui miei link, ma a voi non costerà nulla e se acquistate qualcosa sarà come offrirmi un caffè.

Premetto che, per motivi di correttezza, non consiglierei mai un prodotto con cui mi sono trovato male.

Quando confrontate i piani di web hosting tra di loro dovete assolutamentre prestare attenzione alla dicitura SSD. Se questa dicitura non c’è, è implicito che si tratti di un hard disk meccanico.

Differenza tra hard disk meccanico e SSD

L’hard disk meccanico è più economico ma più lento, questo vuol dire che i siti ci metteranno più tempo a caricare.

I servizi di hosting che offrono l’SSD sono nettamente più veloci, costano un poco di più e, generalmente, offrono molto meno spazio sul disco (ma solitamente non ne serve molto).

Vediamo come scegliere l’uno o l’altro in base al tipo di sito che vorresti realizzare.

In generale, se pensate di voler avere un minimo di traffico sul sito vi consiglio di scegliere un piano con l’SSD. Se invece è un sito che sai già che verrà visitato da due o tre persone al mese allora va bene l’hard disk meccanico.

A seconda dell’utilizzo che vuoi farne bisognerà scegliere un CMS differente.

Cos’è un CMS?

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Un esempio di CMS (WordPress).

WordPress è un CMS. Anche Ghost CMS e così Drupal etc.

Un sito è costituito da file scritti in diversi linguaggi. Per evitare di dover programmare il sito da zero, è necessario installare un CMS, ovvero un Content Management System (Sistema di gestione dei contenuti).

Il CMS è una applicazione che ci permette di creare nuovi articoli o pagine con pochi semplici click, senza dover per forza essere degli informatici.

Un tempo i siti erano fatti solamente manualmente: bisognava saper programmare con linguaggi web lato server come il PHP o lato client come il Javascript. Inoltre, per quanto riguarda l’interfaccia, era necessario conoscere l’HTML e il CSS.

Tutto questo rendeva la creazione e la gestione di un sito lenta e difficoltosa.

Ora invece ci sono due soluzioni:

  1. Utilizzare un CMS che semplifichi di molto la nostra vita da webmaster / blogger.
  2. Imparare i vari linguaggi di programmazione e fare il sito manualmente come si faceva una volta. Questa strada, seppur scomoda, è necessaria quando si vogliono fare siti web molto particolari e complessi. Se ad esempio prendiamo il sito di Amazon, ci sono fior fiori di ingegneri che ci lavorano quotidianamente, programmandolo e ottimizzandolo fin nei minimi particolari.

Come scegliere il CMS?

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Esempio di codige di una pagina web

Il più gettonato in questo momento è sicuramente WordPress (anche il mio sito è su WordPress), ma ce ne sono tantissimi altri.

I CMS si scelgono in base al nostro utilizzo. Ce ne sono diversi come ad esempio WordPress, Drupal, Ghost, Prestashop, etc.

Ormai però il più usato è WordPress, il quale ha letteralmente sbaragliato la concorrenza per via del gran numero di persone che lo utilizzano. Questa sua popolarità si traduce in un ottimo supporto (aggiornamenti frequenti del software) e un grandissimo supporto online. Qualunque sia la difficoltà che incontreremo, basterà googlare l’errore e troveremo una risposta al nostro problema.

WordPress inoltre è open source, ciò significa che il codice è pubblico e gratuito. Gran bella cosa, non credete?

La maggior parte dei servizi di web hosting offre la possibilità di usare WordPress come CMS.

Il pubblico

Spesso nei vari siti dove spiegano come aprire un sito web si tende a dire di progettare tutto fin dall’inizio. Dicono che è necessario cercare un ambiente di nicchia, un settore specifico in modo da avere un target di utenti preciso.

Io invece dico che dipende. Dipende da tanti fattori, dipende da quello che vogliamo fare. Vogliamo aprire un sito dedicato alla pesca sportiva? Beh, in quel caso c’è poco da scegliere. Molto probabilmente chiameremo il nostro sito con un nome che richiami il settore di cui vogliamo parlare. Se invece non abbiamo idee chiare (io quando ho aperto il sito non le avevo – e forse nemmeno ora) non dobbiamo fare altro che scegliere un nome generico.

Una cosa che tanti non sanno è che è possibile immaginare un sito web, e le categorie del sito stesso, come tanti compartimenti stagni. Mi spiego meglio: se qualcuno arriva sul mio sito attraverso un motore di ricerca (tipo Google, Yahoo, etc) leggerà un articolo che ho scritto, il quale appartiene ad una categoria (o più di una) che ho impostato al momento della pubblicazione.

Basta teoria e facciamo qualche esempio. Caio è uno studente di storia all’università e cerca su Internet qualcosa di cui io ho trattato. Trova questo articolo, lo apre e lo legge.

Barbero Time, la time line di tutti i video integrali

Gli articoli correlati, ovvero le letture che vengono suggerite a Caio, saranno pertinenti all’argomento che a lui interessa. Infatti verranno suggeriti solamente gli articoli che corrispondono alla categoria dell’articolo che lui sta leggendo (in questo caso la categoria ‘storia’). Per capirci, questo è il link alla categoria ‘storia’ e qui potete leggere tutti gli articoli presenti sul sito con quella categoria.

https://www.9minuti.it/category/storia/

Se invece al posto di Caio ci fosse Tizio, e Tizio fosse uno studente di informatica, potrebbe trovare un mio articolo relativo ad Arduino.

Blink, il nostro primo sketch con Arduino

Il quale appartiene alla categoria ‘arduino‘, il cui link è il seguente.

https://www.9minuti.it/category/arduino/

Entrambi i visitatori del sito avrebbero l’illusione di essere in un sito che parla esclusivamente della materia di loro interesse.Oltre a ciò c’è anche da considerare che, proponendo al lettore degli articoli pertinenti, è più probabile che questo, dopo aver letto l’articolo, sia incuriosito da un altro articolo e ci clicchi sopra. Questo si traduce in un aumento delle visite e nella diminuzione della frequenza di rimbalzo.

Nell’ultimo paragrafo ho evidenziato due parole che a prima vista potrebbero sembrare dei sinonimi ma che non lo sono (visite & visitatori).

Se un giorno sia Caio che Tizio leggono un mio articolo e poi escono dal sito, io in quella giornata ho avuto due visitatori.

Se sia Caio che Tizio, dopo aver letto un articolo, decidono di leggerne un altro (quindi ne leggono due a testa) e poi escono dal sito, ciò significa che quella giornata ho avuto due visitatori ma quattro visite!

Sono più importati le visite o i visitatori?

Questa è una bella domanda e non ha una vera risposta, anche perché spesso vanno di pari passo.

Generalmente se un visitatore, una volta che è sul mio sito, clicca su un altro articolo, io capisco che, non solo l’articolo gli è piaciuto, ma che il sito stesso, e gli altri articoli che ho scritto, suscitano in lui curiosità.

Questo, in sostanza, si traduce in più fattori a seconda delle caratteristiche del sito.

  • Se ho della pubblicità sul sito, e vengo pagato per ogni banner (pubblicità) visualizzata, ciò significa che guadagnerò il doppio.
  • Se non ho alcuna pubblicità sul sito perché magari scrivo solamente per soddisfazione personale, avrò il doppio della soddisfazione. 🙂
  • In entrambi i casi i motori di ricerca valuteranno positivamente il fatto che gli utenti rimangono sul mio sito e aumenterà l’authority (autorità) del mio dominio (il nome del sito).

La frequenza di rimbalzo

E’ un semplice modo per capire quanto agli utenti piace il tuo sito (o quanto è fatto male).

Se Caio e Sempronio, una volta che sono sul mio sito, leggono un articolo e poi escono, la mia frequenza di rimbalzo sarà del 100% (due visitatori e due visite).

Se Caio invece clicca su un altro articolo e Sempronio no (quindi due visitatori e tre visite), la frequenza di rimbalzo sarà del 75%.

Se entrambi visitano due articoli (quindi quattro visite) la frequenza di rimbalzo sarà del 50%.

Quindi, per concludere, la frequenza di rimbalzo è il rapporto che c’è tra i visitatori e le visite e, come potete immaginare, più basso è e meglio stiamo lavorando.

L’indicizzazione sui motori di ricerca (Google, Yahoo, etc)

La SEO (Seach Engine Optimization) è, per utilizzare le parole di un noto esperto di SEO e web optimization…

Cioè, non è vero che non esiste, non è vero che non serva, non è vero che non possa aiutare a scalare la classifica di Google, ma… ci sono tante leggende su di essa.

Google, il principale motore di ricerca, ha più volte detto quali sono i parametri importanti, che possiamo riassumere principalmente in:

  • Contenuti originali e interessanti
  • Sito web veloce e fruibile

Poi se però uno naviga online scopre che, per avere un sito di successo, bisogna scrivere su una gamba sola, pubblicare gli articoli esclusivamente con la luna piena e che mangiare uno spicchio d’aglio al mattino porta ad abbassare la frequenza di rimbalzo.

Alcune di queste agenzie o prefessionisti poi alla fine il loro lavoro lo fanno anche, però probabilmente non hanno molto riflettuto su quello che fanno né hanno esperienza con l’informatica.

Così, ad ogni nuovo aggiornamento del motore di ricerca, nuove voci si diffondolo sul web, a proposito di fantomatici cambiamenti e di improvvisi nuovi riti mistici da compiere.

A proposito di SEO quindi il mio consiglio è: scrivete ciò che vi va di scrivere e, se siete dei buoni scrittori, vi capiterà di apparire come primo risultato. Tutto il resto sono chiacchiere.

I contenuti

La velocità

Le immagini

Il CDN

AMP

Alcune volte, quando cercate qualcosa su Google da mobile vi appaiono delle pagine che hanno il simbolo di un fulmine vicino. Questo tipo di pagine solitamente si aprono più velocemente rispetto a quelle classiche e questo accade per due motivi:

  1. Le pagine vengono alleggerite, infatti spesso sono anche esteticamente meno accattivanti e con meno fronzoli.
  2. Le pagine AMP vengono servite direttamente da Google, il quale copia interamente la pagina normale dal vostro sito e la serve al visitatore dai propri server. Come potete immaginare i server di Google sono estremamente più veloci dei server che un individuo medio si può permettere.

Le pagine AMP non vengono attivate in automatico, è necessario infatti abilitare questa opzione installando uno dei vari plugin presenti nel plugin store di WordPress, il quale creerà una versione AMP raggiungibile digitando /amp alla fine dell’URL di un normale post.

Pagina normale

https://www.9minuti.it/leggere-i-libri-scaricati-da-mlol-sul-kindle

Pagina AMP

https://www.9minuti.it/leggere-i-libri-scaricati-da-mlol-sul-kindle/amp

Per fare una prova, potete anche semplicemente aggiungere /amp alla fine dell’URL di questo articolo (nella barra degli indirizzi in alto).

I canali e le pagine social

Sappiamo bene quanto siano importanti i social. Infatti se volessimo fare arrivare traffico dai social sarà necessario avere dei followers.

I social che possiamo utilizzare sono i soliti: Facebook, Instagram, Twitter ma anche Telegram e WhatsApp e le mail.

La sostanza è: ognuno preferisce seguire i siti e le pagine che gli interessano da luoghi digitali differenti. Noi dobbiamo fare in modo che se Caio ha solo Twitter, possa seguirci e rimanere aggiornato.

WordPress, ma anche altri CMS, offrono la possibilità, gratuitamente, di condividere sui social il nostro articolo appena pubblicato.

Monitorare il traffico

Monitorare il traffico non significa spiare i propri utenti. Ci sono alcuni strumenti etici che permettono di avere un’idea complessiva di come gli utenti utilizzano il vostro sito web ed altri molto più invasivi.

Analytics

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Interfaccia di Matomo

WordPress non ha nessun conteggio dei visitatori integrato, quindi se volete vedere le statistiche è necessario installare il plugin Jetpack, sempre prodotto dal team di WordPress (Automattic) il quale permette di vedere il numero di visitatori e ci fornisce delle statistiche sommarie divise per giorno, mese e anno.

Google Analytics è forse lo strumento più utilizzato e completo, permette infatti di comprendere benissimo quali sono i vostri visitatori, forse troppo bene. Nulla è gratis al mondo e se Google vi offre uno strumento così potente è perché lede tantissimo alla privacy dei vostri utenti. I dati vengono collezionati e venduti in tempo reale ad aziende che vendono pubblicità. Ovviamente questi dati possono essere anche utilizzati per scopi politici (vedi cos’è successo nel caso dello scandalo Facebook-Cambridge Analytica).

Matomo Analytics è uno strumento open source che raccomando perché etico e assolutamente non invasivo. Fornisce delle statistiche un pelo più avanzate rispetto a quelle di Jetpack e ci permette di comprendere come migliorare il nostro sito web.

Link monitor (e shortener)

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Esempio di URL shortner (YOURLS)

Un altro modo per monitorare se i nostri articoli stanno funzionando bene oppure no è quello di monitorare i link in uscita e in entrata. Gli strumenti di analytics ci danno un’indicazione su questi due paramentri, ma ci sono delle situazioni particolari in cui vorremmo saperne di più.

Ad esempio sul mio sito ci sono le icone che portano alle mie pagine social. E’ mio interesse sapere se una persona che si iscrive alla mia pagina Facebook l’ha scoperta direttamente su Facebook oppure dal mio sito.

Per far ciò ho creato dei link che tengono traccia dei click.

Ad esempio:

https://go.9minuti.it/canaletelegram

https://go.9minuti.it/facebook

https://go.9minuti.it/youtube

https://go.9minuti.it/twitter

Se dieci persone in un giorno cliccano sul link alla pagina Facebook ma nessuna si iscrive, capirò che la mia pagina non è attraente e che quindi devo lavorarci sopra.

Esistono anche degli url shortener gratuiti come Bitly.com, io ho preferito installare yourls.org sul mio server privato. E’ piuttosto avanzata come cosa per cui non ti consiglio questa strada (per il momento).

Privacy e leggi

Internet è una giungla, ma di recente si sta cercando di dare una regolamentazione.

Avrai già sentito parlare di Cookie Poligy e GDPR, ora cerchiamo brevemente di spiegare cosa sono e cosa fare per essere in regola.

Cosa sono i cookies?

Prima di parlare dei due regolamenti vediamo un secondo cosa sono i cookie. I cookies (biscotti) sono dei file che i siti web (e anche il vostro quindi) lascia sul computer dei visitatori.

Quando vi siete collegati a 9minuti.it alcuni cookies sono stati salvati sul vostro computer. Sono innoqui e adesso vi spiego cosa sono.

I cookies sono dei file e hanno diverse utilità. Si dividono principalmente in due categorie:

Cookie funzionali

Sono quelli che servono al sito per per funzionare e senza i quali alcune funzionalità del sito non andrebbero.

Altri tipi di cookie

I cookie di tipo non funzionale servono per servizi accessori, come il tracking (tracciamento) degli utenti o altre funzionalità più o meno importanti. I cookie non funzionali sono solitamente legati all’analitica dei dati.

Se volete approfondire l’utilità dei cookie vi rimando alla pagina su Wikipedia.

Cookie Policy

Vi sarà capitato di vedere questo banner milioni di volte: dal 2012 è necessario richiedere il consenso dell’utente prima di salvare cookie sul suo dispositivo. Solitamente viene data la possibilità di accettare solo i cookie funzionali o tutti i tipi di cookie.

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Esempio di consent banner

Un esperimento carino che potete fare con i vari siti è il seguente e vi permette di familiarizzare con i cookie.

  1. Aprite una nuova tab (pagina) in incognito sul vostro browser CTRL+SHIFT+N su Chrome e CTRL+SHIFT+P su Firefox.
  2. Aprire la Console del vostro browser (F12 su Firefox e Chrome).
  3. Andate nella sezione cookie
  4. Digitate nella barra degli indirizzi il nome di un sito web.
  5. Dovreste vedere dei cookie che vengono salvati.
  6. Cliccate su Accetta solo i cookie necessari e guardate quali cookie vengono salvati sul vostro computer
  7. Chiudete la pagina in incognito e ripetete la procedura dal punto 1. Questa volta, al punto 6 accettate tutti i cookie e guardate le differenze.

GDPR (General Data Protection Regulation)

In sostanza questa legge, emanata per arginare il fenomeno dei ‘dati’ che i siti web acquisiscono, ha peggiorato la situazione. I pesci grossi continuano a nutrirsi dei dati degli utenti, quelli piccoli invece hanno solamente delle beghe in più. Fortunatamente per quanto riguarda un piccolo blog non è necessario preoccuparsi più di tanto. Uno dei vari problemi legati alla GDPR è che le norme sono poco chiare.

Se utilizzate WordPress come CMS vi consiglio il plugin Complianz – GDPR/CCPA Cookie Consent. Seguite i vari passaggi e sarà possibile creare le due pagine (Privacy Policy e Cookie Policy).

Per un approfondimento vi rimando come al solito alla pagina di Wikipedia.

Ogni quanto scrivere un articolo?

La risposta breve è: ogni quanto vuoi e ne hai voglia! Se però vuoi essere visibile nei motori di ricerca, più pubblichi e più hai probabilità di riuscire nell’impresa! questo per ben due motivi:

  1. Un sito dove si pubblica spesso è potenzialmente più aggiornato (ma non sempre)
  2. Pubblicando tanti articoli avrai più probabilità di azzeccarne almeno un paio.

Diciamo che se riesci a pubblicarne uno a settimana sei già ad un buon punto, anche se bisogna vedere che tipo di articoli hai intenzione di scrivere.

Come guadagnare con un sito o con un blog

Ci sono principalmente quattro modi con cui guadagnare con un blog:

Tramite affiliazioni

Se ad esempio fate delle recensioni di libri, che è una cosa che faccio sul canale YouTune di 9minuti, potete inserire dei link ad Amazon o ad altri negozi i quali offrono ricompense in base a quanti utenti arrivano dai vostri link.

Io ad esempio in questa guida ho inserito il link ad una compagnia di hosting, così se cliccate e aprite un sito web con loro a me arrivano alcuni centesimi. Se invece decideste di ordinare mille siti web la commissione sarebbe più alta, diciamo mille caffè!

Il vantaggio dei link affiliati è che sono discreti e non danno fastidio all’utente quanto i banner pubblicitari.

Con banner pubblicitari (ADS)

Il modo più semplice per monetizzare con un sito web sono i banner pubblicitari, ma siamo sicuri che siano così convenienti?

Io li trovo molto fastidiosi e infatti utilizzo, come già molti utenti, estensioni come uBlock Origin, la quale non mi fa visualizzare i banner pubblicitari (e di conseguenza non arrivano nemmeno soldi a chi detiene i siti).

Le pubblicità che vedete sui siti non sono aggiunte in automatico. Ci sono dei network (come Google Ads, Ezoic, giusto per citarne un paio), i quali forniscono un codice, il quale, una volta inserito sul vostro sito, vi posiziona in automatico le pubblicità in base agli interessi degli utenti.

Se una persona digita lavatrice su Google, e alcuni giorni capita sul vostro sito, vedrà annunci relativi a lavatrici in vendita e altri prodotti di cui lui è un potenziale acquirente.

Vendendo prodotti

Questo è il sito più banale di tutti… Sei un intagliatore di nani da giardino e sul tuo sito li vendi. Le persone possono vedere le foto, aggiungere il prodotto al carrello ed effettuare il pagamento.

Lo stesso può avvenire con i servizi, dove uno si propone come fotografo, cuoco, etc. anche se le modalità differiscono leggermente (nessuno potrà metteri nel carrello e comprarti), concettualmente sono però situazioni molto simili.

Autopromozione

Ci sono tante ragioni per cui uno può voler auto promuoversi su Internet affinché ciò abbia impatto pure sulla vita di tutti i giorni. Infatti se uno si presentasse a voi di persona dicendo: “Sono Caio e sono un fotografo.” è ben diverso da dire: “Sono Sempronio, faccio il fotografo, e questo è il mio sito web dove puoi consultare i miei lavori, ho scritto un libro sul mestiere che svolgo e faccio dei corsi online”. Non significa che Sempronio sia più bravo di Caio, però sicuramente l’effetto è diverso.

Come promuovere un sito web o una pagina social

Ci sono un paio di trucchetti che è possibile adottare ma tutto dipende dai nostri contenuti (ovvero quello che scriviamo nei nostri articoli).

Se scrivo un bell’articolo riguardo alle fonti e agli archivi storici ci saranno sicuramente delle persone interessate a leggerlo. Devo solo capire dove si nascondono!

Un suggerimento è… sui social! Magari esiste un gruppo Telegram che tratta di quell’argomento, o magari un gruppo o una pagina Facebook che sarà ben lieta di pubblicare qualcosa che possa interessare i suoi lettori.

Attenzione però che in questi casi i proprietari dei gruppi fanno, giustamente a mio avviso, una selezione di ciò che viene mandato loro, e quindi è consigliabile che il nostro articolo sia davvero bello!

Conclusioni

Sei arrivato fino in fondo, bravo! Avrei voluto anche io avere una guida così quando sono partito, mi avrebbe semplificato di molto la vita!

Cosa ne pensi? Hai ancora dei dubbi? Scrivi nei commenti, fai domande o chiedi chiarimenti sul forum. Ti accompagneremo nella creazione del tuo sito web in maniera gratuita.

Alessandro

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Alessandro Oppo

Alessandro è un milanese che vorrebbe scappare da Milano, è appassionato di informatica ma vorrebbe vivere senza telefono, è un artigiano eppure vorrebbe robotizzare tutto, impara una cosa e già vorrebbe studiare dell’altro. Autodidatta da sempre, gli piace sbattere la testa finché tutto non funziona come vuole lui, spesso ci riesce anche! Il motto che si ripete dentro la testa è: “Se ci sono riusciti gli altri ci posso riuscire anche io”.

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