La parte giusta e il dubbio della follia

Una parte degli italiani ha perso il senno a causa del green pass

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Sono in università, anche se in teoria non potrei starci. Già, perché nel nuovo regime alcuni possono accedere all’istruzione superiore e altri no. L’hanno deciso i ministri, l’hanno deciso i presidenti. A motivare le drastiche misure, esattamente come accadde nel secolo scorso, sono stati gli scienziati. Le loro ragioni, magari questa volta vere (sappiamo bene che quelle del secolo scorso non lo furono) ci fanno sentire sicuri, ora, che la società è spaccata.

Ci fanno sentire sicuri mentre beviamo un caffè nel bar, mentre siamo su un treno veloce o quando andiamo a fare sport. Ci fa sentire sicuri, sicuri di essere dalla parte giusta. Anche gli intellettuali sono dalla parte giusta e infatti di green pass non parlano. Sono in università e sento i loro dialoghi. Intellettuali? Forse no, forse è meglio chiamarli esperti del passato, persone che si sono perse laggiù e che qui, nel presente, non hanno nulla da dire.
Vorrei parlare loro, chiedere se trovano normale tutto questo e già so la risposta: “E’ solamente una misura sanitaria”.

È una misura emergenziale quella di oggi, quella di domani e quella di ieri. E allora spacchiamo la società, per via di queste misure emergenziali, permettiamo che l’odio dilaghi fra le persone, che non vi sia null’altro che l’adesione o la ribellione, senza mezze misure. I professori d’oggi io li sentivo parlare delle loro cose, della storia moderna, dell’articolo che stava per uscire. Gli studenti li vedevo felici sul prato ed ero contento di ciò. È giusto, se lo meritano, è bello. Poi penso che loro entreranno per seguire le lezioni e io non potrò, non in via ufficiale, perché non ho aderito al regime e non ho la tessera verde.

È molto interessante vedere come nello stesso luogo possano convivere persone differenti, con idee diverse. Loro che pensano, per via della martellante propaganda dei media, che dei no-vax si aggirino loscamente per la città, ungendo i muri di virus, sputacchiando virus, allevando quel virus in modo da renderlo più letale e far morire le persone. Io, dal canto mio, vedo una innocente indifferenza e una malsana complicità ad un sistema totalitario che avrà il tempo di mostrarsi in tutta la sua possenza e intolleranza.

Ma magari sono pazzo, siamo diventati pazzi in tanti, siamo folli e folli sono le nostre teorie, folli sono i nostri incubi e il senno ci ha abbandonati. Siamo persone senza più ragione, convinte di vivere in una immotivata distopia, il cui scopo non può essere il benessere delle persone. Magari sì, sono semplicemente impazzito e sono impazziti tanti intellettuali che venivano rispettati fino a poco tempo fa. Al che mi chiedo, se così fosse, perché non si sono ascoltati quegli psicologi che dicevano che il lock down avrebbe portato ad avere problemi psicologici, e che forse non ne valeva la pena di farlo, perché i costi da pagare sarebbero stati altissimi.

Ma no, non si sono ascoltati, sono stati ignoranti nel più arrogante dei modi e il risultato è questo: una notevole percentuale degli italiani è ora pazza, convinta di vivere in un regime totalitario, preoccupata per il proprio futuro e per la propria incolumità. Già, perché noi siamo tutti pazzi che viviamo in una realtà differente, che non ci accorgiamo che il green pass è come la patente, che non ci accorgiamo che la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri, che non sappiamo stare in una società fatta di diritti ma anche di doveri. E vaglielo a spiegare a quei semi-umani, a noi folli, che non abbiamo basi scientifiche, che siamo ignoranti, che non abbiamo valori morali, che crediamo alle fate e ci informiamo solo sulle fake news.

La frattura sociale oggi è trasversale e spacca la società come non mai. Poliziotti, medici, avvocati, professori (questi in realtà sono piuttosto allineati), studenti, genitori. Persone di tutte le età che sono accusate di esser dissennate, persone che prima si stimavano sono dunque divenute folli e vivono in un mondo terribile, fatto di paragoni con tempi oscuri. Emeriti professori che si dimettono, altri che dichiarano di non essere d’accordo, altri ancora che firmano lettere collettive.

Questi folli sono persone deboli e antiscientifiche, persone che non sanno fidarsi della scienza, persone che non possono essere un esempio, un buon esempio. Sono tutte folli, siamo tutti pazzi: sono folli quelli che stanno pensando di emigrare, folli quelli che cercano modalità di vita fuori dalla società, dal sistema, sono folli quelli che rinunciano al proprio lavoro pur di mantenere la dignità e non diventare collaborazionisti del nuovo regime. Siamo folli, folli e tristi, folli e arrabbiati, folli e senza parole.

E gli altri, gli altri che sono sani, normali, col senno e con basi scientifiche, che si fidano della scienza, e che razionalmente escludono qualsiasi teoria non ufficiale con la banale etichetta del complotto, si mettono mai in dubbio o sono sicuri, sempre sicuri, di essere dalla parte giusta?

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4 commenti

  1. Non capisco il punto di articoli come questo. Se nei metodi la situazione può ricordare una dittatura, il fine li giustifica. E la stessa azione può essere vista come positiva o negativa a seconda del fine. Se diamo per buono che la pandemia esiste e fa dei danni (non è necessario morire, si pensi alla polio) allora ogni azione presa per evitare quei danni è positiva, chiaramente bilanciata con i danni provocati dalle azioni prese. Dire che le azioni finora intraprese vadano a vantaggio di un’ipotetica dittatura non ha senso, perché i risultati si sono visti. Se queste misure proseguissero quando si sarà raggiunta l’immunità di gregge o comunque si ottengono benefici minimi a fronte di sacrifici sproporzionati, allora si potrà parlare di dittatura, ma questo non è il momento.

    1. Ciao Simone, grazie per il commento e buon anno!

      Hai ragione, ormai non vedo nemmeno io più il senso di articoli come questo… Sicuramente rappresentano uno sfogo e, dall’altro lato, speravo sempre avessero una utilità nell’instillare il dubbio.

      Nell’antica Roma la dittatura era una carica dalla durata di sei mesi, non prorogabile e che vedeva nell’emergenza la sua legittimità. Il dittatore aveva poteri speciali per quanto concerneva il governo, quindi il potere esecutivo, ma non poteva affatto cambiare le leggi (immagina dare superpoteri ad una persona perché c’è la guerra e questa persona ti va a cambiare le leggi della convivenza civile).

      La nostra situazione, a mio parere, più che una dittatura (che, come dicevo, ha un limite ben preciso) ricorda più il despotismo, il quale non ha limiti di tempo e prevede un rapporto simile a quello tra padrone e schiavo, il cui il corpo di quest’ultimo appartiene al primo.

      Posso capire l’attenzione di molte persone nel giustificare le azioni (su cui mi sembra ci sia concordia sul fatto che siano autoritarie), ma non posso non pensare che, viste con questi occhi, anche le orribile azioni di cento o mille anni fa troverebbero una loro giustificazione nello logiche dei tempi.

      Qualsiasi guerra offensiva, qualsiasi atto autoritario, qualsiasi discriminazione è sempre avvenuta motivando in maniera molto logica e razionale le azioni che venivano prese e mostrandole come assolutamente necessarie per la difesa del paese, delle anime o della razza: noi però oggi condanniamo le guerre di religione, il razzismo e l’antisemitismo.

      Purtroppo, come non esistono le guerre giuste, non esistono nemmeno le discriminazioni giuste.

      Se invece volessimo parlare dei risultati, credo che sarebbero da considerare gli effetti sulla società a breve termine e quelli a lungo termine.
      Per intenderci, la prima guerra mondiale si è fatta, è stata terribile e sono morti un sacco di innocenti. Il vero problema però è stato il dopoguerra, in cui la società era disseminata di individui violenti che, come uniche esperienze nella vita, avevano vissuto la guerra e la miseria. Una società così poco equilibrata portò a volere una dittatura (ai tempi c’era la paura del comunismo) e ad un’altra guerra mondiale, ancora più devastante della precedente.

      Come vedi la situazione è parecchio complessa e temo che la divisione che si stia creando nella società non possa portare a nulla di buono, seppur, sulla carta, possa parere che tutto stia andando bene e che presto si tornerà alla vita di prima.

      Ovviamente spero di sbagliarmi e che tutte queste paure siano solamente nella mia testa.

      Ti saluto e ti auguro nuovamente un buon anno!

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