Una cattiva esperienza con Flixbus e alcune riflessioni sul diritto

Flixbus e diritti 1024
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Oggi vorrei parlarvi della mia cattiva esperienza con FlixBus. Premetto che è il mio primo post creato apposta per lamentarmi di un servizio ma non mi è piaciuto proprio come si sono comportati.

Ho preso i loro autobus diverse volte e, a parte una volta in cui credevo di morire perché l’autista era pazzo e in autostradava stava a un metro dalle macchine davanti, mentre parlava al telefono con la moglie, mi sono trovato bene.

Ripensandoci le altre volte ero in giro per l’Europa e con autisti stranieri. Forse mi lamento di FlixBus mentre dovrei lamentarmi di FlixBus Italia.

Già, perché nel lontano 2017 comprai un carnet di 5 viaggi a 99€ da usare entro tre mesi.

Ne uso tre ma gli ultimi due non me li fa usare e sono costretto a comprare dei nuovi biglietti.
Chiamo FixBus e mi dicono che questi codici sono stati usati da una signora (avrebbero dovuto essere legati alla mia persona, in teoria) e dopo un po’ di mail e telefonate me li resettano.

Mi chiedo quale siano gli algoritmi di creazione e invio dei codici se:

  1. hanno inviato a due clienti i medesimi codici
  2. un cliente è riuscito ad usare i codici di un altro cliente

Naturalmente escludo che si sia trattato di un caso in quanto erano codici alfanumerici da otto caratteri.

La signorina mi avverte che scadono entro sei mesi e che se voglio farli durare di più devo prenotare un viaggio, qualche giorno prima lo annullo e così mi ridanno altri due codici.

Capite bene che se l’estate ho girato mezza Europa, d’inverno, frequentando una scuola, non avevo modo di usarli.

Anche qui: FlixBus fa un errore e io sono obbligato ad usare degli stratagemmi per non buttare via i biglietti. Stratagemmi consigliati dagli stessi addetti al servizio clienti.

Faccio così un paio di volte finché non prenoto per Pisa andata e ritorno. Ovviamente arriva il lockdown e FlixBus annulla entrambi i viaggi.

Di fronte ad un evento del genere mi aspetterei che la compagnia emetta immediatamente un altro codice viaggio per il cliente, ma così non è successo.

Chiamo dopo una settimana ma dicono che le linee sono tutte occupate, hanno un sacco di chiamate etcetc e che se voglio comunicare devo usare la mail.

Riprovo dopo un paio di settimane ma sento sempre la stessa solfa. Riprovo un altro paio di volte a distanza di un mese ma senza successo.

Non avevo modo di partire questa estate (il lockdown mi ha scombussolato un po’ di progetti) e così non ho insistito. Ho pensato che effettivamente era una situazione molto particolare, e, non avendo fretta, ho pensato di non appesantire ulteriormente il loro servizio clienti con una richiesta che poteva essere gestita più avanti.

Dentro di me, da illuso, pensavo che, descritta la situazione alla signorina di turno, avrei subito ottenuto dei codici sostitutivi.

E invece no. A quanto pare era mio diritto richiedere i nuovi biglietti entro tre mesi.

Quello che mi ha sconvolto in tutto questo è una parola che il servizio clienti di FlixBus ha nominato diverse volte: diritto.

Grazie al cielo non sono un avvocato ma credo che né il servizio clienti di Flixbux né tante altre persone abbiano mai riflettuto veramente su questa parola.

Proviamo a farlo insieme…

E’ un po’ come se non mangiassi per un mese e un giorno e poi, in punto di morte, chiedendo al dottore di salvarmi, quello scuotesse la testa e mi dicesse: – Era suo diritto mangiare entro un mese. –

Capisco che uno non possa venire lì dopo venticinque anni a richiedere un biglietto inutilizzato, lo capisco.

Ma nel momento che passano alcuni mesi siamo sicuri che la parola giusta sia DIRITTO?

Mi pare che nella nostra società si parli spesso di diritti ma facendo una gran confusione.

Si parla di diritto a sentirsi belli (perché tutti nasciamo brutti e solamente con il giusto parrucchiere, le giuste creme anti-age e i giusti vestiti possiamo avere tutti i nostri diritti).

Si parla di diritto all’istruzione (non che sia contrario eh, ma se uno conosce la storia si accorge di come ci sia un diritto all’imposizione scolastica). Le prime leggi sull’alfabetizzazione di massa arrivarono infatti intorno all’Unità italiana e non vennero prese molto bene dalla popolazione. Per far valere questo ‘diritto’ il popolo fu obbligato a calci e pugni.

Si parla di diritto ad un posto a tempo indeterminato (un tempo l’avrebbero chiamata schiavitù).

Si parla dei diritti dei gay e delle donne (tutti diritti che condivido e approvo, ma il categorizzare dei diritti in maniera esclusiva nei confronti di un gruppo umano mi ricorda il detto Divide et impera. Gay vs non gay, donne vs non donne). Spero tanto che un giorno tutte le persone possano avere tutti il diritto di fare quello che vogliono (fintanto che non nuociono alle altre).

Si parla di diritto alla salute ma spesso è lo stato stesso che ti condanna ad essere malato. (Vedi ricerche scientifiche che consigliano di non stare seduti per più di venti/trenta minuti se si vuole evitare di avere mal di schiena. Inutile dire che fin dai primi anni di scuola questo non si verifica e i casi di mal di schiena cronico sono in aumento).

E poi c’è FlixBux che parla di diritti, i quali sono diritti solamente entro tre mesi, poi svaniscono nel nulla.

Ah no, non svaniscono nel nulla, a volte qualcuno scrive una recensione negativa, uno sfogo e la condivide sul proprio blog.

E’ tanti mesi che non scrivo nulla ma ho il DIRITTO di farlo. Ho il diritto di scrivere o di non scrivere come tu, lettore, hai quello di leggere o non leggere.

Può darsi che possa fare questo solamente perché fuggo dalle logiche di mercato, se fossi una grande azienda probabilmente dovrei approfittarmene dei clienti per stare a galla… ed è proprio per questo che non sono una grande azienda e né lo vorrei diventare.

Però una grande azienda HA il DIRITTO di non restituire un bene al proprio cliente, un po’ come il padrone dello schiavo aveva diritto sulla sua persona, un po’ come, fino a non molto fa, il marito aveva il diritto di picchiare la moglie.

Ormai mi meraviglio, non più per questo mondo pieno di contraddizioni ma perché ancora, ogni tanto, mi stupisco.

Buoni diritti a tutti quanti!
Alessandro

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Alessandro Oppo

Alessandro è un milanese che vorrebbe scappare da Milano, è appassionato di informatica ma vorrebbe vivere senza telefono, è un artigiano eppure vorrebbe robotizzare tutto, impara una cosa e già vorrebbe studiare dell’altro. Autodidatta da sempre, gli piace sbattere la testa finché tutto non funziona come vuole lui, spesso ci riesce anche! Il motto che si ripete dentro la testa è: “Se ci sono riusciti gli altri ci posso riuscire anche io”.

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