Questo racconto, ove non diversamente specificato, è stato scritto dal sottoscritto Alessandro Oppo. Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Sono solo un presidente

sono solo un presidente 1920
sono solo un presidente 1920
3
(1)

Gli scoiattoli salivano veloci sugli alberi, le lucertole prendevano il sole sulle pietre e delle farfalle coloratissime svolazzavano aggraziate. Un sottofondo di cicalii avvisava della presenza di migliaia e migliaia di animaletti che conducevano la loro vita, così come milioni di esserini, tali e quali a loro, avevano fatto nel passato. Di fiori ce n’erano di giallo forte e le api vi si sedevano sopra; e le margherite, e i fiorellini blu minuscoli, e alcuni violacei erano stelle di un firmamento vegetale. Un coloratissimo tappeto primaverile aveva trasformato il mondo dopo il lungo grigiore invernale.

– E’ pericolosissimo. – disse uno dei tecnici. Nella stanza calò il silenzio. Il presidente ascoltò la parola ‘pericolosissimo’, ed effettivamente pensò che era una parola che rappresentava bene un concetto. Quale fosse questo concetto, si disse fra sé e sé, non era così importante.

La situazione era pericolosissima e bisognava essere sicuri. Fece una domanda, perché una cosa non lo convinceva.

– Con quante s si scrive ‘pericolosis…’? – L’intelligenza Artificiale intervenne e improvvisamente gli appunti del presidente si corressero da soli.
– Bene, bene. – Disse il presidente.

Il tecnico di terza generazione sospirò soddisfatto. Da quando c’era l’IA tante piccole cose erano state delegate alle macchine. Macchine che però, ci teneva a ribadirlo, richiedevano sempre e comunque un intervento umano. – Se io non cliccassi il bottone, l’IA non farebbe nulla senza il mio intervento. – I tecnici di terza generazione erano noti per essere i migliori. Ma anche suo padre era stato un buon tecnico e così suo padre prima di lui.

– Vuole che prema nuovamente il bottone? – chiese al presidente.

– Lo prema, la ringrazio – disse questi.

L’IA confermò che la situazione era pericolosissima e che bisognava assolutamente fare qualcosa.

Il presidente allora si sentì pronto per comunicare che era una situazione pericolosissima e iniziò a sorridere quando la telecamera mandò in onda il suo discorso.

– E’ ormai passato un secolo da quando la pandemia è iniziata, ma la situazione epidemiologica è pericolosissima. – Il tecnico fece niet con la mano.

– La situazione epidemiologica non è pericolosissima. – si corresse il presidente. – Il sole è pericolosissimo. – il tecnico annuì. Tutti nella sala annuirono. – Col sole, spiegò il presidente, gli sforzi fatti fino ad ora potrebbero essere vanificati. – Vanificare era una parola particolarmente cara al presidente. L’aveva sentita dal presidente prima di lui ed era effettivamente una parola molto intelligente. Bastava fare lo spelling per accorgersi del peso. Va-ni-fi-ca-re. Il presidente notò che iniziava con la sillaba va, esattamente come vaniglia, e pensò che non potesse trattarsi di un caso.

Ora che aveva spiegato per bene i motivi del pericolo, il presidente insistette sulle restrizioni, specificando che la tonalità della nazione si sarebbe abbassata di un altro poco. – E’ per preservare il 3000. – spiegò il presidente.

Uno dei più grossi problemi che l’umanità aveva dovuto affrontare, e per cui era stato istituito un lock down straordinario della durata di sette anni, era la mancanza di colori da assegnare alle regioni. 16 milioni di colori sembrano tanti, ma non quando vi sono più di 16 milioni di livelli di pericolosità.

I tecnici, con l’aiuto dell’IA, erano arrivati a trovare una soluzione e ora i colori erano diventati 256 milioni. – Questo grande traguardo umano e tecnologico ci permetterà di avere ancora molti lock down. – aveva commentato il presidente. Poi, con molto orgoglio, aveva confidato alla popolazione che tutta Europa si congratulava per questa soluzione creativa.

Il presidente dettò le nuove misure restrittive che l’IA aveva appena stampato e che, sostanzialmente, contraddicevano le vecchie restrizioni.

Poi ringraziò vivamente i cittadini, per la loro pazienza e il loro sacrificio. – Torneremo a riabbracciare i nostri cari presto. – concluse il presidente con il tipico modo di dire.

Questa parola, riabbracciare, era una parola antica e di cui nessuno più sapeva il significato.

Votalo e aiutami a migliorare!

Rating medio 3 / 5. Numero di voti 1

Nessun voto per il momento, vuoi essere il primo?

Resta aggiornato!

Vuoi sapere quel che succede su 9minuti.it?
Ogni tanto nuovi articoli, racconti, riflessioni.

Inviamo solo contenuti ben fatti, niente spam. Privacy policy per maggiori informazioni.

Clicca sul tuo social preferito.

Cosa ho sbagliato?

Hai qualche consiglio per migliorare la qualità?

Alessandro Oppo

Alessandro è un milanese che vorrebbe scappare da Milano, è appassionato di informatica ma vorrebbe vivere senza telefono, è un artigiano eppure vorrebbe robotizzare tutto, impara una cosa e già vorrebbe studiare dell’altro. Autodidatta da sempre, gli piace sbattere la testa finché tutto non funziona come vuole lui, spesso ci riesce anche! Il motto che si ripete dentro la testa è: “Se ci sono riusciti gli altri ci posso riuscire anche io”.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.