Risposta a cento filosofi che hanno risposto ad Agamben

Risposta a una risposta deludente
Risposta a una risposta deludente
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Fa un po’ strano che tocchi ad uno studente, non ancora laureato, rispondere a cento professori universitari, a cento filosofi. Quel che mi ha veramente sbalordito, nella loro risposta ad Agamben, è l’assoluta ottusità con cui hanno difeso, nel primo punto, la parola ‘sperimentale’, come se ciò che è sperimentale e ciò che non lo è fosse binario e certificato da un’oggettiva autorità, sovrana sulle opinioni. Mi sarei aspettato elasticità, pensiero critico nel valutare cosa significhi effettivamente ‘testato’ e ‘sperimentale’. Non bisogna essere tutti d’accordo, sia ben chiaro, ognuno può e deve avere le proprie idee. Era il bello della cultura e della nostra società: si potevano pensare cose diverse ma eravamo sempre colleghi al lavoro o nelle università.

Proverò ora a spiegarmi come farei con un bambino, sperando che i gentili professori non se ne abbiano a male.

Un produttore di lampadine produce un nuovo modello in quantità di cento esemplari. Per testarle, le accende tutte insieme e solamente una è difettosa. Novantanove su cento è un numero ottimo e pensa bene di metterle in commercio. Sulla scatola delle lampadine che compriamo, però, è indicata anche la quantità di ore di lavoro che la lampadina può sopportare. Queste ore non possono essere calcolate a priori, ma richiedono dei test a lungo termine. Senza questi test non si potrebbe sapere se, ad esempio, metà delle lampadine non possano rompersi durante il primo mese di funzionamento.

Per tornare ad argomenti più affini ai filosofi, parlerò di storia. La prima guerra mondiale si fece e i giovani che combatterono non ebbero effetti collaterali a breve termine: certo, ci furono i caduti, ma furono una percentuale esigua sul totale! Quando tornarono dalla guerra vi furono però i danni a lungo termine: persone violente, arrabbiate con la società, che sapevano solo far la guerra. I danni a lungo termine furono venti anni di fascismo.

Quello che si vuole portare all’attenzione è che le parole ‘testato’ e ‘sperimentale’ sono solo parole e bisognerebbe accordarsi bene sul loro significato. Fumare sigarette è un’attività che possiamo definire ben testata dagli esseri umani, infatti essi la svolgono da tantissimo tempo. Chi fumasse una sigaretta non avrebbe alcun effetto collaterale a breve termine. Anche se si dessero da fumare cento miliardi di sigarette a cento miliardi di persone, nessuna di queste riporterebbe danni. Sappiamo bene però, ai giorni nostri, come il fumo non sia salutare e che ciò emerge col tempo e non nell’immediatezza.

Vi è dunque una sfumatura sul termine testato: cosa è testato, quanto tempo è richiesto ad un qualcosa per essere testato? Credo sia diffusa l’opinione, in particolar modo fra gli umanisti, che la tecnologia, i social-network e tutto il mondo digitale, seppur ‘testato’ e certamente non letale, abbia e possa avere degli effetti, che ancora non si conoscono bene e sono oggetto di studio, sulle persone. Chi dicesse che il digitale non ha alcun effetto sugli umani, solamente perché miliardi di persone ne usufruiscono ogni giorno, sarebbe senz’altro poco attento nel giudicare il quadro complessivo.

Con ciò, non si vuole spingere ad un relativismo astratto: è chiaro che, in una situazione emergenziale, possano esserci delle eccezioni: se ne ho la possibilità mi abbevero solo a fonti di cui conosco la purezza; se invece sono roso dalla sete e ad un passo dal morire disidratato, una pozzanghera servirà allo scopo e si accetterà il rischio che l’acqua possa essere inquinata.

Credo sia però importante un distinguo tra chi è disidratato ed è disposto a rischiare, e chi invece non ha sete e preferisce cercare sorgenti d’acqua pulite. Nel primo caso, spesso trattasi di persone anziane, il rischio, consapevole, è posto sulla bilancia, ponderato e accettato. Chi invece non ha sete, vedasi i giovani, ha il diritto di ponderare, sulla sua bilancia personale, ciò che è o non è un rischio, sia esso a breve o a lungo termine.

Questo diritto di ponderare in maniera individuale e con il proprio senso critico, diritto che, a quanto pare, voi non volete, sta avendo degli effetti a breve termine e stabilirà un precedente: agli effetti a lungo termine di questo vostro comportamento, a quelli, ditemi, ci avete pensato?

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Alessandro Oppo

Alessandro è un milanese che vorrebbe scappare da Milano, è appassionato di informatica ma vorrebbe vivere senza telefono, è un artigiano eppure vorrebbe robotizzare tutto, impara una cosa e già vorrebbe studiare dell’altro. Autodidatta da sempre, gli piace sbattere la testa finché tutto non funziona come vuole lui, spesso ci riesce anche! Il motto che si ripete dentro la testa è: “Se ci sono riusciti gli altri ci posso riuscire anche io”.

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