green tree on grassland during daytime

L’albero, le poesie e il fanciulletto

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Leggi le poesie, fallo per te stesso, fallo all’ombra di un albero. Cresci, leggi, ascolta, ripensa, scrivi. Sii un fanciulletto, senza nulla sapere, senza nulla in cui credere. Goditi il vento, il fruscio delle pagine e le foglioline sul viso.

Versi corretti, versi corrotti e tradimenti.

I poeti lo sanno cosa insegni? Ah, quante smorfie vedremmo se solo potessero assistere ad una lezione.

Leggile col cuore le poesie, e quando sei triste scrivine, che esse si impregnano di pensieri e son fatte per chi del pozzo non vede mai il fondo. Dei crimini del nostro tempo v’è anche l’insegnare ad odiare; e il non amare, ciò che invece sarebbe naturale. Ma la bellezza perché viene rifuggita? Si tende al razionale, allo scandire, a categorizzare: un lavoro da saggi, da persone che ormai, sul finire della vita e all’inizio della noia, si divertono a spezzettare delle foglioline. Ma ai germogli non puoi dar né troppa acqua e né troppa luce. La vita richiede equilibrio, e, ove esso non vi sia, vi è la morte. La morte delle passioni e la fine di una scoperta che, ahimè, sarebbe potuta essere un gioco. E il pensiero che si è perso qualcosa, che tante anime sono state condannate all’apatia, che odiano la scrittura, che faticano con la lettura, no, non è poesia.

V’è una lunga tradizione di questa follia e i mattatoi, come ogni anno, a settembre si riempiono.

– Si chiama catechismo poetico. – disse la prof il primo giorno, davanti alla platea di genitori.

– Ma funzionerà? – chiese un padre preoccupato.

– Oh, non ha quasi mai fallito un colpo. Suo figlio sogna ad occhi aperti? Suo figlio sorride tra sé e sé? – Diversi genitori annuirono allarmati.

– Qui, nelle nostre scuole, e col nostro metodo, li renderemo apatici come desiderate. Basta sogni, né fesserie d’altro tipo: chi sogna è pericoloso perché vede quel che ancor non c’è. – i genitori ascoltavano ammirati. Finalmente il loro bimbo avrebbe messo i piedi per terra e sarebbe diventato come loro. La prof continuò: – E sapete come li trasformiamo? – sogghignò e si sfregò le mani come una vecchia strega che sveli l’ingrediente magico di una pozione. – Sta tutto nella poesia! –

– Ohhh – fecero molti genitori.

– Quando un bimbo vede qualcosa di bello, poi ne è incuriosito. Ciò che è bello attrae e i bimbi, i quali potrebbero stare ore a guardare il bello, ad esplorarlo e a cercare di capirlo. È attraverso il bello che provochiamo l’odio: proprio come a Troia vi fu bisogno di un cavallo, di una scultura massiccia, per far intrufolare Ulisse e i suoi, noi faremo leggere ai vostri figli le più tenere poesie. Poi, sul più bello, proprio quando avranno i brividi sulla pelle per il piacere, li costringeremo a trovare ogni figura retorica. Metonimie, anafore, metafore, anastrofi e allitterazioni. Già dopo il primo anno non saranno in grado di apprezzare il bello, questa è una promessa. – concluse tra gli applausi.

I genitori erano affascinati da quelle parole. Proprio perché le medesime cose erano accadute anche a loro, ed era tanto tempo che non si perdevano in sogni, sapevano che ciò era il meglio per i loro pargoli.

Ma le poesie, anche se oppresse nell’antologia scolastica, relegate a cavatappi per le emozioni, esche per giovani menti innocenti, forse hanno una loro vita, un loro modo per ribellarsi. Esse sono pensieri d’altri tempi, essi sono frutto della esistenza di tante persone. Quei caratteri stampati, che posson parlare di selve oscure o lodi d’amore, talvolta, per qualche strano motivo, affascinano in maniera indelebile. Quando ciò avviene è un dramma, poiché significa che una impurità è sopravvissuta. La catena di montaggio si è inceppata, vi è una difformità nella produzione.

Ma, attenzione, tutto è stato previsto: – V’è un geniale sistema di allarme per trovare i ribelli. – ghignò la prof. – Si chiaman voti. A chi ancora sogna e riflette, tutto, la vita e la scuola, sembreran senza senso: la media sarà un flop. È grazie alle valutazioni che decidiamo se la cura ha avuto successo o meno. –

– E’ come un controllo qualità – continuò la prof – con cui ci si assicura la buon riuscita del trattamento. – Tutti annuirono ad un ragionamento ovvio.

– Immaginate – sussurrò – cosa potrebbe mai succedere se ad una persona rimanessero la fantasia e la passione: la fine, sarebbe la fine. –

E tutti i genitori, fanciulletti traditi e traditori di fanciulli, annuirono, come era stato loro insegnato a fare.

Ma non tutto va come si vuol che vada. Vi son talvolta dei difetti di produzione. V’è infatti un albero sotto il quale si riescono a legger le poesie. È sufficiente trovarlo e sedersi sull’erba per farsi carezzare dal vento. Come dita leggere le foglioline solleticano la nuca, e tutto ciò che alla sua ombra è stato detto o pensato risuona nell’aria, come l’eco di voci lontane. E lì talvolta si riesce a tornare fanciulli, per pochi minuti, ed è difficile dire cosa è reale e cosa no. Musiche, le cui note armoniose portano sulle nuvole. Dal cielo se ne discende infine, con gli occhi sgonfi di pioggia e lacrime romantiche. Verrà anche l’arcobaleno, ma se se ne andrà via poco dopo, come un fanciullo distratto dalle cose belle.

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