Il pedone da che parte sta?

il pedone cover
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– E tu, tu che leggi: da che parte stai? – C’era un mondo che conoscevamo, pare un’altra era, in cui il Corona non esisteva, o meglio magari esisteva, ma era sperduto in qualche grotta di pipistrelli. Cosa è successo per arrivare a questo, perché, ancora prima di conoscersi, è necessario chiedersi da che parte stiamo?

La maggior parte saranno ignavi, non si accorgeranno di nulla e continueranno la loro vita, come sotto il fascismo, pedoni di una scacchiera di cui non si rendono conto di partecipare. Dietro di loro ci sono i pezzi grossi: i re e le regine, gli alfieri, i cavalli e le torri. I pedoni sono quelli che muoiono per primi, sono pezzi sacrificabili perché valgono poco. Si rischia volentieri un pedone pur di tendere un agguato al nemico: qualcuno si chiede perché ci sia bisogno di tendere agguati? E qual è il senso d’avere un nemico?

Senza avversario non si può giocare una partita a scacchi. Gli stessi pedoni si renderebbero conto di vagare per la scacchiera senza meta e, cosa più importante, senza paura. Avrebbero forse il coraggio di pretendere qualcosa, di chiedere più libertà, più diritti: dannati pedoni!

Un nemico fa sempre comodo se si è il re o la regina, un nemico fa comodo se sei un pezzo grosso. Un povero pedone, di fronte ad un nemico spietato, sarà felice di delegare la propria vita a qualcuno che gli promette di difenderlo. Il povero pedone non sa, non ha studiato, e se l’ha fatto non è istruito, non ha mai capito chi è. Guarda i pezzi grossi e vede che sono imponenti, ben più alti di lui, e si fida. Non sa però, il povero pedone, che il re, toltagli la corona, è alto quanto lui.

Ci si pone sul capo diademi e tiare per convincere della propria folgorante superiorità, che deve essere indiscutibile e assoluta. Il pedone impressionato ubbidirà quasi senza costrizione alcuna, illuso di esser nelle mani di chi sa cosa fare e che lo fa per il suo bene. Altre persone invece saranno i pezzi grossi al servizio del re. Il re comanda e loro ubbidiscono come semplici impiegati. Non vedono perché dovrebbero porsi domande, né cercare di cambiare il mondo, essi ricevono ordini e li eseguono, in maniera banale, come atti ordinari. Quando v’è del male in ciò che eseguono, lo status di torre, cavallo o alfiere gli impedisce di ribellarsi, incastrati in una gerarchia in cui hanno commesso ogni nefandezza pur di farne parte.

Quando anche abbiano una coscienza si convincono che sia il male minore, che per aver la pace bisogna far la guerra, che se non lo fanno loro ci sarà un altro al loro posto e nulla cambierebbe. Non persone ma pedine interscambiabili, non esseri umani con sentimenti ma impiegati nel sistema industriale, ingranaggi di un meccanismo che non vogliono fermare. Cosa sarebbe della loro villa in campagna, del college all’estero per i propri figli e del loro enorme yacht?

Vassalli in un sistema di cui non vedono la punta, prendono ordini e li eseguono come se fossero pedoni. Usurpatori di uguaglianza, che s’impossessano di ciò che non è loro pur di essere qualcuno e nascondere sotto il tappeto della loro coscienza i peccati contro la loro razza, contro la loro stessa famiglia. – Faccio quello che mi dicono di fare. – e lo fanno con estrema efficienza: sono dei professionisti dell’ubbidienza.

E poi c’è il re, re per volere divino, re per la salvezza della nazione, re per auto-legittimazione. Il re è colui che è stato capace di uccidere i suoi fratelli, la regina è colei che uccide i propri figli per rimanere al potere, il re è colui che s’arroga il diritto di comandare su tutti. Il re e la regina concertano, orchestrano le guerre in cui i pedoni moriranno senza guadagnare alcunché. Basta un pizzico di propaganda e coloro che prima s’amavano cominciano ad odiarsi. È sufficiente un titolo di giornale, un post, una continua e assidua profilazione sociale e una distribuzione mirata dei contenuti: la scacchiera torna indietro di cento o mille anni.

Non c’è nulla che non si possa fare, non c’è nulla a cui un bravo pedone non possa credere: un bravo pedone è chi avanza di una casella, anche se ciò significa la morte. Si deve fidare di sua altezza – un’altezza farlocca e costruita – che lo tiene in ombra: quest’ombra sembrerà ampia e imponente quanta è la paura diffusa fra il popolo dei pedoni. Ognuno ha il proprio re e il re cambia di nome nella storia. Cambiano le mode, cambiano i simboli del potere. Non più la corona d’oro, non più il mantello color porpora, non più sigilli reali: il potere ha cambiato colore e lo puoi vedere, bello e appariscente come sempre, che si legittima col colore della natura e per volere della natura: il green.

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Alessandro Oppo

Alessandro è un milanese che vorrebbe scappare da Milano, è appassionato di informatica ma vorrebbe vivere senza telefono, è un artigiano eppure vorrebbe robotizzare tutto, impara una cosa e già vorrebbe studiare dell’altro. Autodidatta da sempre, gli piace sbattere la testa finché tutto non funziona come vuole lui, spesso ci riesce anche! Il motto che si ripete dentro la testa è: “Se ci sono riusciti gli altri ci posso riuscire anche io”.

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