Il fascismo isterico: presente e mistificazione

Il fascismo isterico
Il fascismo isterico
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Ci hanno sempre detto che i fascisti sono brutti e cattivi, ci hanno sempre detto che il fascismo era brutto e cattivo. Non cerco di riabilitarlo, il fascismo, ma che l’istruzione storica fatta su questi livelli sia deleteria dovrebbe essere chiaro agli occhi dei più. Non si è spiegato cosa faceva il fascismo, com’era vivere sotto il fascismo. Ci si è limitati a dire che è brutto e cattivo, e così ora siamo confusi e, appena vediamo qualcosa che, per noi, è brutto e cattivo, ecco che parte da dire: “Fascisti, fascisti, fascisti!” Per i più il termine è un insulto, per gli altri è un complimento.

La maggior parte delle persone, eccetto i corrotti, pensa di essere nel giusto quando porta avanti le sue battaglie. Battaglie politiche, sociali e di semplice vita quotidiana: ognuno ha le proprie rogne, i propri trascorsi e qualcosa in cui crede. Ci crediamo perché in famiglia tutti ci credono; altri ci credono perché han fatto le loro ricerche; c’è chi ci crede per fede, chi per sport e chi perché ha senno, ha studiato ed è colto. È il bello delle persone, diverse in ogni cosa e uguali l’una all’altra: la propria battaglia è sempre giusta e quella dell’altra, quella del brutto e cattivo, è una battaglia fascista.

Fasci, fascismo, fascisti. Io fascio, tu fasci, egli fascia, noi fasciamo, voi fasciate, essi fasciano. Quante cose si possono fare con i fasci! Si possono legare le spighe di grano, si può legare la legna per trasportarla facilmente, oppure si possono fasciare le persone per intero. Così non possono muoversi più, non possono parlare, non possono vedere e non possono scrivere. Gli rimarrà solo il pensiero, il pensiero che, colui che l’ha legato, è un fascista. È un fascista quello che ti sorpassa sulla destra, è un fascista chi non raccoglie la cacca del cane, è un fascista chi ti riga la macchina.

Poi ci sono i fascisti che hanno la divisa e che si meritano di essere picchiati dal popolo. Altri difendono le forze dell’ordine che sono state attaccate dagli squadroni fascisti. I fascisti sono ovunque: chiedono ordine e disciplina, invocano il pugno duro contro i rivoltosi, chiedono che la polizia carichi.

I fascisti sono coloro che combattono il comunismo (ma anche la capitaldemocrazia), che sono alleati dei nazisti e ucciderebbero i neri mentre cantano Faccetta nera (la quale però esalta la bellezza delle donne abissine – sessisti!). Ma anche i comunisti sono brutti e cattivi (non tutti e non per tutti) e hanno combattuto la capitaldemocrazia (di cui prima erano alleati). Socialismo e comunismo sono fratelli, e il fascismo era nato come socialismo. E il socialismo può essere autoritario? Lo fu. E l’autoritarismo è presente anche nelle nostre capitaldemocrazie, le quali però non sono socialiste, né comuniste e né tantomeno fasciste. Però i nonni o i bisnonni fascisti li abbiamo avuti tutti: erano brutti e cattivi o erano figli dei loro tempi?

Il fascismo è finito da tanto tempo. Il fascismo fu un periodo della storia italiana con dei confini ben precisi e netti. Il fascismo oggi non esiste più. Non ci sono i fascisti, non esistono i fascisti nel ventunesimo secolo. Esiste, e questo da sempre, la sete di potere. Esiste l’intolleranza. Esiste la volontà di non comprendersi, esistono i pregiudizi, esiste la violenza. Esistono le persone, esseri bellissimi, che si dimenticano d’essere manovrabili e che, ogni tanto, compiono atti orripilanti. Esistono oggi e sono sempre esistite nella storia. Chi usa il termine fascista nel ventunesimo secolo, e lo usa per delegittimare le azioni dei suoi avversari, indipendentemente da che parte della barricata stia, sta contribuendo ad un’opera di demistificazione (fascisti!).

È così difficile parlare, non per slogan, ma per comprendersi? Probabilmente sì, altrimenti non ci sarebbero le guerre.

È così difficile non insultarsi con termini di cui nemmeno conosciamo il significato? Probabilmente sì, altrimenti non lo faremmo.

È così difficile capire che, quando il popolo si divide e soffre, il dito andrebbe puntato verso chi impera e guadagna dalla sofferenza collettiva?

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Alessandro Oppo

Alessandro è un milanese che vorrebbe scappare da Milano, è appassionato di informatica ma vorrebbe vivere senza telefono, è un artigiano eppure vorrebbe robotizzare tutto, impara una cosa e già vorrebbe studiare dell’altro. Autodidatta da sempre, gli piace sbattere la testa finché tutto non funziona come vuole lui, spesso ci riesce anche! Il motto che si ripete dentro la testa è: “Se ci sono riusciti gli altri ci posso riuscire anche io”.

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