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Buzzurretto e la scuola – Racconto breve

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Buzzurretto camminava, le gambe un poco storte e i calzoni tenuti bassi in modo che si vedessero le mutande. E sotto le mutande si vedevano un poco di peli neri ricciuti che la maglietta da basket non gli copriva. La sua vita era dentro il quartiere, la scuola, la casa, il panettiere dove la mamma lo mandava ogni mattina e il parrucchiere dove andava a farsi fare il crestino. Tutte le sue necessità erano coperte dal quartiere, solo quando si era fatto il piercing era andato fuori, era stato un pomeriggio con gli amici e dopo che se l’era fatto si vergognava di sembrare una femmina. Poi però si era riguardato le immagini dei rapper e quelli non gli sembravano femmine.

– Il piercing ti fa uomo. Senti a me. – così gli diceva uno che aveva la fama dello scapestrato e che però Buzzurretto teneva in alta considerazione. Si erano trovati quando marinavano la scuola e se ne andavano nei parchetti con un pallone da basket.
– Piglia la palla Buzzurretto, pigliala se ti riesce. Che ci hai pure il piercing ma rimani un allocco quando si tratta di baskèt. – gli cambiava l’accento e faceva così con tutte le parole straniere, le storpiava come macdo-nàld, kèbab, e poi c’era la torta sàcher e Francè cambiava un po’ la a con una u e ci faceva un gesto che era tutto significato. Francè era più grande di Buzzurretto e stavano però allo stesso anno in due classi diverse.

– Ma com’è che non ti hanno mai stampato che stai stonato pure in classe? – intanto Francè gli passava un mozzicone con l’ultimo tiro di una canna, e Buzzurretto prima di rispondere tira tanto forte che sente il sapore del filtro bruciato.
– Francè io non sono mica una capra, io se devo dire una cavolata sto zitto e quelli pensano che ho la luna storta. – Buzzurretto si mette il mozzicone sull’unghia del medio e lo scalcia col dito come fosse una biglia. – E conto i giorni che sto assente per non sforare, che se sforo tanto vale non andare manco un giorno, no? – Faceva i calcoli Buzzurretto, quanti giorni saltati, quant’è il limite e gli viene fuori che uno a settimana gli riesce di farlo. Poi lima una decina di minuti qui e là fra le lezioni, sparisce e torna che ha la scusa pronta. – Ero a far le fotocopie prof – poi si gira e fa l’occhiolino alla classe perché è un vizio che ha. – Ue Buzzurretto, ma tu fai sempre fotocopie nella mia ora? – anche gli insegnanti mo’ lo chiamano così e solo all’appello dicono il cognome come sta ‘Buzzu’ senza aggiungere nulla. – Professo’ le fotocopie le faccio anche con gli altri, chieda in consiglio. – E questa cosa delle fotocopie saltò fuori in consiglio, che Buzzurretto doveva farlo di lavoro per assentarsi così tanto, però poi presenziava e quindi non si poteva far nulla. – Buzzurretto ci conviene tenerlo per questi cinque anni che se ci mettiamo a fare i pignoli questo diventa un incubo. – e c’aveva ragione l’insegnante di matematica a dir ciò, perché quelli come Buzzurretto vanno aiutati perché vivono una vita loro e provare a metterli sui binari degli altri finisce che questi sui binari ci vanno di traverso. Così pigliava sei anche nella condotta ed era giusto giusto per passare, perché, secondo la ‘nuova tabella per la condotta’, come gli si accaniva la prof d’italiano durante le lezioni, quando Buzzurretto si accasciava col capo sul banco, gli occhi rossicci e stonati, lui non sarebbe dovuto essere sufficiente.

– Bisogna stare composti, stravaccati vuol dire mezzo punto in meno. – poi faceva ‘non si fa’ con il ditino e ricominciava – Se non si fanno interventi in classe è mezzo punto in meno. – e rifaceva ‘nono’ col ditino. – Ma ch’è? Harry Potter? – le diceva qualcuno, e se la classe rideva lei si alterava perché era una puntigliosa, e lei in consiglio diceva che sti alunni erano una masnada di maleducati e che non bisognava tollerare ste cose e dovevano educare loro dove le famiglie avevano fallito. Ma quei ragazzetti erano un po’ vivaci e basta e non facevano del male se gozzovigliavano un po’. – Buzzurretto stavolta la Merini ti fa bocciare, la vedi come è incazzata. – dice il compagno di banco, sottovoce. – Ma si facesse bocciare sta racchia che scommetto che non scopa da vent’anni. – rispondeva sibilando, poi aggiungeva – E lì mi offro volontario e prendo anche un buon voto. – e qui alzava un po’ la voce e quelli che avevano sentito prima ridevano, anche perché imitava il gesto. La Merini infatti era giovane e piacente e quell’anno le riuscì veramente di far bocciare Buzzurretto, si era incaponita e aveva tirato di mezzo il preside, minacciava di chiamare il ministero dell’istruzione e tirava in ballo parole che Buzzurretto e Francè non sapevano che volessero dire, pareva una cosa tutta personale perché diceva che non era giusto, che il voto della condotta è importante e che bisogna tenerne conto. Poi aggiungeva che la scuola e la cultura vanno rispettate e che non si può che si sbadigli mentre racconta dei ‘Promessi Sposi’, e che a uno così il diploma non gli va dato e che se lo prende vuol dire che la meritocrazia è andata a puttane. E l’ha detto così, mentre poi sbatteva la porta e tutti chiedevano con gli occhi che stesse succedendo.

Poi a me, una volta che rividi Francè, mi disse che Buzzurretto si è ammazzato, l’ha fatto una decina di anni dopo perché la scuola l’aveva lasciata e il diploma non l’aveva preso, erano intervenuti ‘i fatti della vita’ come diceva a chi gli chiedeva perché non avesse concluso. E si riferiva al papà che era morto e alla mamma che non lavorava e che l’avevano preso nella ditta dove gli era morto il padre, anche se non aveva le competenze. Poi fallisce per la crisi e si trova senza nulla e si sarebbe ammazzato anche col diploma mi dice Francè, che lui si è diplomato invece. – Però – mi dice – se ti ritrovi senza nulla e qualcosa nella vita l’hai combinato sai che non sei un nulla. – e poi dice di nuovo, questa volta come se fosse proprio sicuro – Io a Buzzurretto il diploma glielo avrei dato perché sapeva tante cose e m’ha insegnato più lui che la Merini. –

 

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