#andràtuttogreen: quando le distopie divengono realtà

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Mi adeguerò. Prenderò il green pass anche io e diventerò uno di loro. Poi dirò che solo noi col pass abbiamo il diritto di fare delle cose che prima erano diritto di tutti. Dirò che un tempo ero uno di loro, prima di diventare uno di noi. Un tempo eravamo tutti uno di loro, uno di noi. Oggi siamo fortunati perché, a dir da che parte stiamo, c’è un pass e con il pass non si può mai sbagliare. Sei di sinistra o di destra? Domanda stupida, stupida chi la fa e chi risponde, stupide le etichette destra e sinistra, stupide tutte le etichette in generale.

Ma con il pass non c’è bisogno di sapere cosa è la sinistra né cosa è la destra. Col pass siamo tutti pass-approved, col pass possiamo andare all’università, nei ristoranti e al cinema. Col pass sono una persona responsabile, col pass sono un bravo studente, un bravo bambino. Chi non ha il pass è il nemico, chi non ha il pass va guardato in maniera diffidente perché fa morire le persone.

Ormai non c’è più chi ascolta la musica rock e chi no, chi ha i capelli lunghi e chi corti, chi è un po’ borghese e chi no, né i bianchi e né i negri. Se hai il pass sei a posto: ti assumo; ti istruisco; ti curo. È il pass della felicità che permette di vivere nel paese delle meraviglie, di essere un po’ Alic* e un po’ il conigli* pazz*, a seconda di come ci sentiamo.

Il pass permette di volare come Aladino, su un tappeto di smog. Ma se hai il pass non preoccuparti, sarà un inquinamento green. Tutto sarà green: se hai una carie il tuo dentista sarà green, come te. Non più fastidiose differenze, solo una positiva omologazione, una attenta selezione in base al colore preferito. Nella società odierna pass-i se sei verde (come con il semaforo), se invece sei rosso, nero, giallo, bianco, no: è per la tua sicurezza, è per la sicurezza di tutti quanti. È solamente una misura sanitaria.

Chi parla di dittatura non ha il pass: ma come si permettono a parlare? Politici, suvvia, fate qualcosa contro i pericolosi no-pass perché essi si diffondono nella società e la contagiano, col pericoloso virus, e con le loro pericolosissime idee. Politici, istituite dei campi dove rinchiuderli, delle croci dove crocefiggerli e dei macelli dove macellarli. Ma senza violenza, suvvia, che sarebbe un peccato ripetere la Storia e far loro dei martiri. Fatelo col tatto dell’uomo moderno!

Neopass, neocampi, neocroci, neomacelli: tutto è neo nel neo-mondo, dove tutto rimane uguale ma dove siamo meno uguali a prima. Venezia pulita è ormai una fotografia (molto green, a dir la verità) e le città sono nuovamente piene di macchine (che vanno a benza green). La speculazione edilizia è green se ha delle piante sui balconi o se è vicino ad un parco (vecchia concezione di green), e gli influencer dicono la loro da grattacieli estremamente green, in cui possono osservare le persone normali come se fossero formichine e loro formiche regine.

Ma non preoccupatevi della lotta di classe, delle disuguaglianze e del potere: se hai il pass entri, se non hai pass esci. Esci dalla società, esci dalla Scienza, esci dall’istruzione, entri nella discriminazione. Se non hai il pass morirai e per te non ci sarà il paradiso: San Pietro chiede il pass dall’1 di settembre. Ma non è obbligatorio, se preferisci puoi fare un tampone ogni due giorni fino alla fine del mondo.

Caronte chiede il pass e non più l’obolo, ti traghetta solo se è sicuro che sei uno di loro. Uno di noi insomma, uno che può passare ovunque, che non sarà fermato dalla razza, né dall’orientamento sessuale. Icaro si è schiantato perché non aveva il pass, Giordano Bruno è stato bruciato perché era un no-pass e Galileo Galilei ha fatto in tempo ad essere uno di noi e per poco non è diventato uno di loro.

Non ci sarà più bisogno di ragionare, di capire cosa le persone dicono, cosa intendono e vorrebbero esprimere. Non ci si pongono più dubbi, non ci si interroga: finalmente l’essere umano è diventato una macchina che passa solo col verde. Il verde delle multinazionali green (che di rosso, ci tengono a dirlo, non hanno proprio nulla) ci salverà.

Non chiudete l’Ilva, imponete piuttosto il pass ai dipendenti, un pass salvifico perché anche i tumori devono essere green. Fallo per gli altri, non essere individualista, sii un operaio come una formichina. Se muori tu ci sarà qualcun altro a sostituirti e la società green potrà continuare la sua salvifica opera di democratizzazione del mondo.

Re green, marchesi e conti green, il tutto per un neofeudalesimo immensamente green. Il ricco non è più chi ha i soldi, chi ha la terra, ma chi ha le green-banconote. Stipuleremo green-mutui da restituire in green-ventenni e per chi non paga ci saranno i green-sfratti. Faremo le green-guerre con i green-soldati, i cui proiettili colpiscono solamente chi ha turbanti non green.

E se sei uno di loro, e non uno di noi green, e questo mondo ti piace poco, ti consiglio il green-suicidio: diventa uno di noi e non pensarci più, fallo per il tuo lato-green, per la green society e per i green-capitalisti: diventa green come noi e non preoccuparti, non informarti, non essere critico e soprattutto non pensare: altre persone sono green-pagate per farlo al posto tuo.

#andratuttogreen.

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Alessandro Oppo

Alessandro è un milanese che vorrebbe scappare da Milano, è appassionato di informatica ma vorrebbe vivere senza telefono, è un artigiano eppure vorrebbe robotizzare tutto, impara una cosa e già vorrebbe studiare dell’altro. Autodidatta da sempre, gli piace sbattere la testa finché tutto non funziona come vuole lui, spesso ci riesce anche! Il motto che si ripete dentro la testa è: “Se ci sono riusciti gli altri ci posso riuscire anche io”.

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2 risposte

  1. Lorenzo ha detto:

    Ciao Alessandro,
    Mi sono imbattuto per caso sul tuo blog e ho fatto fatica ad uscirne, complimenti per i contenuti, molto utili e interessanti, per lo stile e per l’ironia.
    Tra maree di blog e siti, ho trovato il tuo molto diverso e accattivante.
    E se vuoi trovare un ambiente a misura d’uomo, in cui continuare ad occuparti di tecnologia, artigianato e scrittura, vieni a trovarci in Friuli.
    Mandi!

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