Senso critico VS green pass: non posso andare all’università perché applico ciò che all’Università ho imparato

green pass vs senso critico
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Alcuni anni fa ho cercato su Internet delle lezioni sulla prima guerra mondiale e ho, malauguratamente, trovato i video del professor Barbero. Fu terribile, perché non solo mi diede gli elementi per passare l’esame di maturità, ma mi piacquero davvero tanto e mi fecero riflettere. Il nostro passato è importante per capire il presente, chi siamo, da dove veniamo. Il passato è utile conoscerlo per poter destrutturare la realtà: non abbiamo vissuto sempre come viviamo ora, un tempo si viveva in maniera diversa! Senza la Storia non ci sarebbero alternative, non si vedrebbero.

Nel presente usiamo la toilette mentre un tempo magari si sarebbe cercato un posto appartato nel bosco. È stato positivo per l’essere umano questo cambiamento? È stato negativo? Assieme al giudizio personale, legato ai diversi stili di vita, si potrebbero analizzare i benefici e le eventuali malattie connesse alle due situazioni. Non sempre il progresso tecnico e economico è portatore di felicità. Ma noi non misuriamo mai le cose con la scala della felicità, noi usiamo i numeri e nel mondo presente si produce di più che durante l’epoca preindustriale. La felicità, per noi, è un qualcosa che sta bene nei film o nei romanzi rosa: che senso ha cercarla, se non esiste, se non è scientificamente dimostrabile che esista?

Dopo il diploma decisi di iscrivermi a Storia, forse ripetendo l’ennesimo errore del mio passato, ovvero studiare ciò che conosco meno ma che mi incuriosisce tanto: qual è il senso di studiare qualcosa che già conosciamo bene? E fu difficile, lo ammetto, entrare con corpo e mente nel passato, pensare a chi visse prima di noi, alle loro azioni, alle loro guerre. Fu difficile impararsi i nomi, memorizzare gli anni, comprendere le trasformazioni. Ma quel che fu difficile veramente fu distruggere l’idea della storia che avevo, ricostruirla pagina dopo pagina e scoprire che il mondo in cui avevo vissuto fino a quel momento non era lo stesso descritto nei manuali universitari.

Avevo vissuto in un sogno fino a quel giorno, m’ero illuso che ci fosse una bontà superiore negli esseri umani, che tutti aspirassimo ad un benessere condiviso, che tutto sommato nel presente noi fossimo diversi dal passato, pregno di terribili eventi. Ma mi sbagliavo e studiando ho visto le illusioni infrangersi, distrutte da quelle pagine scure della nostra storia recente. Gli orrori, però, ancora ne sono convinto, arrivano dall’alto, arrivano dalla propaganda, arrivano da chi ha interesse nel dividere, ha interesse nell’imperare. È la sicurezza che la maggioranza degli esseri umani siano buoni, e che quando compiono l’inenarrabile abbiano gli occhi bendati, bendati da chi ha interesse ad avere servi ciechi, è questa sicurezza che ancora mi dà il buon umore. Calarsi nella storia, in altri tempi, mi ha cambiato il presente. L’ha fatto in maniera brutale e ogni guerra fu una sferzata ma crebbi. È questa crescita che ora mi affligge, che non mi permette di far tante cose e di esercitare i miei diritti.

Cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, di pensare che sono fortunato e che non bisognerebbe mai lamentarsi. Ma come poter stare silenti di fronte a ciò che accade? I diritti naturali, diritti che nemmeno nelle monarchie assolute furono infranti come nel presente, non ci appartengono più fin dalla nascita: questi diritti ora vanno conquistati, come se fossero un premio, come se non fossero più dei diritti naturali. E la propaganda con tutti i giornali allineati, la mancanza di dibattito pubblico, il fango mediatico che va a colpire le poche voci dubbiose, l’esclusione dal lavoro, dalle scuole, dai posti di svago, dei non allineati, io questo già l’ho visto, già l’ho studiato. I discorsi patriottici dei presidenti, l’invito a resistere e ad obbedire per il bene della nazione, l’impoverimento dei poveri e l’arricchimento dei ricchi, io questo già l’ho visto e l’ho studiato.

Viviamo in un mondo che è il più diverso mai visto dall’essere umano. La tecnologia ci dà l’illusione di vivere in un mondo che non ha eguali, ha cambiato le nostre abitudini fino a renderci dipendenti, eppure erano e sono tecnologie che pochi di noi conoscono a fondo e poco si è riflettuto sui rischi, come se non fosse il caso di riflettere troppo sul progresso, perché esso è sempre positivo. Ma il mondo in cui viviamo è sempre il medesimo e le persone che vivono oggi sono state educate da chi ha commesso l’inenarrabile ieri: esiste un lungo filo tra l’oggi e il ieri, un filo ingarbugliato e che, con un po’ di pazienza, può essere seguito, magari con la speranza che non si ripetano i medesimi errori.

Ma chi segue quel filo, chi pone domande, chi critica, non viene apprezzato. Non lo si apprezza perché è scomodo, perché si preferirebbe dimenticare, perché tutto sommato preferiamo non fare i conti con il nostro passato e chiudere gli occhi nel nostro presente. Qual è il senso di soffrire, di essere discriminato, quando posso avere la tesserina e fare tutto quello che era mio diritto fare prima? Se quel che si studia conta davvero, se ci si crede, se quel che si fa nella vita ha un senso, non si possono chiudere gli occhi, non si può tenere la bocca chiusa.

E ora, se potessi, ringrazierei il professor Barbero d’avermi fatto appassionare alla Storia e l’Università e i miei professori per avermi insegnato tanto e farei a tutti loro una domanda: è mai possibile che io non possa andare all’università solamente perché tanto ho studiato e apprezzato ciò che all’Università viene insegnato?

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Alessandro Oppo

Alessandro è un milanese che vorrebbe scappare da Milano, è appassionato di informatica ma vorrebbe vivere senza telefono, è un artigiano eppure vorrebbe robotizzare tutto, impara una cosa e già vorrebbe studiare dell’altro. Autodidatta da sempre, gli piace sbattere la testa finché tutto non funziona come vuole lui, spesso ci riesce anche! Il motto che si ripete dentro la testa è: “Se ci sono riusciti gli altri ci posso riuscire anche io”.

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